Il primo mese è andato

Il primo mese di questa sfida è andato. Sono indietro di 10 pagine, quindi di 1/3 del lavoro. Pensavo peggio, ma speravo molto meglio.

Il fatto è che non è semplice ritagliare tutti i giorni quella mezz’ora filata di concentrazione che sarebbe fondamentale per concludere qualcosa di buono. Vorrei poterla chiedere apertamente, dire “lasciatemi tranquilla un momento”, ma non è che si può fare per un hobby se ci sono cose più urgenti da fare.
Spesso mi tocca racimolare 5 minuti qua e là e i risultati si vedono. Se non altro non mi sto distraendo con cose inutili, mi aggrappo a questo progetto ogni volta che posso.

Perditempo permettendo, che sarebbe il mio caro amico editor, il primo racconto dovrei autopubblicarlo entro settimana prossima.

Sono emozionatissima e allo stesso tempo mi assale un’ansia che mi fa venire voglia di fare marcia indietro. O di usare uno pseudonimo. Vedere il mio nome stampato su una copertina, anche se è solo una autopubblicazione, è un traguardo che pensavo non avrei mai raggiunto. Mi fa quasi sentire a disagio, ormai.
Credo sia tutta una questione di autostima.
Se io per prima non valuto abbastanza il mio lavoro (e la mia persona) come posso pensare che poi piaccia a qualcuno? Come posso riuscire a farmi conoscere, a pubblicizzarmi, se ho timore di mostrami al pubblico?
Sono io la prima a non prendermi sul serio, evidentemente. Anche se questa è la passione più grande della mia vita e davvero l’unica che è rimasta costante e produttiva nel tempo, bene o male da quando ho imparato a scrivere.
Non l’unica davvero, c’è sempre la lettura, ma io tendo a considerarle sempre passioni indivisibili.

Comunque, alla fine di questo primo mese posso dire che tenere il blog mi sta davvero dando una motivazione in più per continuare a rimanere concentrata.
Come si svilupperanno poi le cose… beh, davvero non saprei immaginarlo!

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5 pensieri riguardo “Il primo mese è andato

    1. Già. Ma questo poi causa altre implicazioni con me stessa che fatico a gestire, come se dovessi vergognarmi di seguire la mia passione e fosse meglio fare cose che mi soddisfano meno… Certo che la mente è strana…

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      1. Si impara a fare anche questo. Una persona una volta mi disse che il concetto del lavoro solo come retribuito è qualcosa di occidentale. E poi anche da noi il lavoro non è solo quello: pensa agli studenti: non stanno lavorando? Infatti, dici bene: la mente è strana. Perché è condizionata. Ma si impara anche a portarla via da alcuni condizionamenti

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      2. Da alcuni condizionamenti, ma non da tutti. Spero di vincere la mia battaglia con questo condizionamento in particolare.
        Comunque quello che dici sul lavoro è vero e in altri concetti riesco anche ad applicarlo. Come il concetto di madre, che ti impegna così tanto tempo (soprattutto all’inizio, quando puoi esserci solo tu per il uto bimbo), non è un lavoro a tutti gli effetti e senza un momento di pausa?

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